La battaglia di Sedan

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01 Settembre 2020 / Eventi

La battaglia di Sedan

 

2 settembre 1870 la battaglia di Sedan

Il 2 settembre 1870 si concludeva la battaglia di Sedan, che vedeva la sconfitta della Francia di Napoleone III e la vittoria della Prussia di Bismarck: sarebbe stata l’ultima vera guerra tra due nazioni europee: alcuni decenni più tardi l’Europa si sarebbe perfezionata, inaugurando i conflitti mondiali.

Nella biblioteca di via Morone è conservato il saggio del Général Ducrot, La journée de Sedan par le général Ducrot, Paris, Dentu, 1871. Le condizioni del volume, sfascicolato, farebbero pensare a una lettura tormentata.
Alessandro Manzoni aveva ricevuto in dono dall’imperatore dei Francesi, nel 1865, tramite Costantino Nigra, la lussuosa biografia di Giulio Cesare. In data 18 marzo 1865 pregava Nigra di ringraziare l’illustre autore, esprimeva voti per il suo governo e per la sua dinastia, con una profonda considerazione su un futuro di pace europea: «dopo tanto avvicendarsi e ripetersi d’inutili e monotoni tentativi, mi par di vedere oramai la possibilità d’una stabile quiete, fondata sulle condizioni più essenziali, e finora così poco curate, d’una universale giustizia politica. È vero che, anche contro il nuovo ordine di cose, ci sono proteste di partiti; ma contro quegli altri erano proteste di popoli».
Manzoni non nutriva particolare stima per il nipote di «tanto raggio», nonostante il contributo francese all’indipendenza italiana; ma repubblicani e radicali risorgimentali avrebbero voluto da lui un giudizio più critico sul secondo impero. Che la sua parola fosse attesa, è testimoniato da una lettera in data 11 febbraio 1873 di Felice Cavallotti, che gli trasmetteva la propria condanna poetica dell’appena defunto imperatore: In morte di Luigi Napoleone / 9 gennaio 1873: «E onor di mirti e lagrime / Coi mille eroi caduti / Niegava a lui dividere / sui valli combattuti: / E gli negò procombere / Fra l’armi e il cozzo orrendo, / E riscattar morendo / l’onta dei corsi dì».

Ma anche l’autore del Cinque maggio, vittima il 6 gennaio di un malore sui gradini della chiesa di San Fedele, era prossimo all’ «ultima ora».

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